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	<title>News dal mondo</title>
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		<title>La riforma universitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 21:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ecosistema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione&Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Laurea magistrale]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il decreto del 3 novembre 1999 viene introdotto all’interno delle università italiane il cosiddetto sistema del 3+2 che, oltre a snellire i tempi universitari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-17" title="Formazione e università" src="http://www.progettosapienza.it/wp-content/uploads/2012/02/Laurea.jpg" alt="Laurea triennale e magistrale" width="373" height="321" /><strong>Con il decreto del 3 novembre 1999 viene introdotto all’interno delle università italiane il cosiddetto sistema del 3+2 che, oltre a snellire i tempi universitari attraverso l’introduzione dei crediti formativi, ha lo scopo di equiparare il titolo di laurea italiano a quelli europei.</strong></p>
<h2>La riforma delle università</h2>
<p>Con la riforma del 1999 il conseguimento del diploma di laurea non avviene più dopo un percorso di studi di quattro o cinque anni. La distinzione tra laurea triennale (L) e laurea specialistica (LM) aveva l’obiettivo di condurre lo studente all’ottenimento della laurea in tempi più brevi. Per questo motivo vengono introdotti i crediti formativi, denominati semplicemente CFU. Un credito formativo universitario equivale a 25 ore di studio calcolate mediamente. Queste 25 ore comprendono sia lo studio che lo studente compie a casa, che le ore trascorse seguendo i corsi all’università. Ogni anno accademico, composto di due semestri e vari appelli di esame, straordinari e ordinari, si conclude con il raggiungimento della quota di 60 crediti formativi. Il ciclo di studi è terminato quando lo studente universitario ha completato gli esami da sostenere ed è pervenuto alla quota di 180 crediti formativi. Ottenere crediti formativi è possibile non solo sostenendo gli esami, ma anche attraverso attività di tirocinio, a discrezione del singolo corso di laurea. Le ore di tirocinio variano mediamente dalle 50 alle 150. Inoltre lo stesso esame di laurea, che prevede la scrittura e la discussione di una tesi originale, compilativa o sperimentale, prevede l’assegnazione di un numero variabile di CFU. Questo nuovo sistema nasce con il fine di rendere la laurea conseguita nelle università italiane equipollente con il titolo di studio europeo corrispondente.</p>
<h2>La struttura delle università italiane</h2>
<p>Si tende a distinguere le facoltà universitarie in umanistiche e scientifiche. Ogni facoltà è la denominazione generica che può raccogliere diversi corsi di laurea. Un esempio è la facoltà di lettere e filosofia, tra le più frequentate in Italia, che comprende lettere moderne, lettere classiche, scienze della comunicazione, filosofia, storia, beni culturali, antropologia. Ma ogni ateneo ha facoltà e corsi di laurea con denominazioni e organizzazione differenti. In Italia le facoltà umanistiche raccolgono molti più studenti rispetto a facoltà scientifiche. Questo comporta una stagnazione in ambito lavorativo per settori come l’insegnamento che vive adesso un periodo di crisi a causa dell’enorme richiesta e della poca disponibilità di posti di lavoro. Ogni corso di laurea ha una sua forma di indipendenza rispetto alla facoltà e all’università. Si tratta di organi strutturati al loro interno gerarchicamente a vedono a capo un presidente del corso di laurea, ruolo rivestito solitamente da un professore ordinario. La stessa facoltà ha a capo un preside di facoltà e la struttura si ripete fino a coinvolgere l’intera università che ha a suo capo un rettore, definito Magnifico. Queste strutture sono affiancate da altre cariche che provengono dal mondo degli studenti. Si tratta di membri del consiglio studentesco eletti a cadenza biennale che vanno a svolgere il loro ruolo di rappresentanza all’interno delle singole aree didattiche e all’interno dei consigli di facoltà.</p>
<p>Foto: James Steidl &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Sviluppo economico come specchio della società</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 21:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ecosistema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita economica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sente parlare moltissimo di sviluppo economico visti i tempi difficili in cui versano molte nazioni del mondo; l’economia è entrata in recessione un po’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11" title="Sviluppo economico come specchio della società" src="http://www.progettosapienza.it/wp-content/uploads/2012/02/Arabi-300x225.jpg" alt="Misurazione dello sviluppo economico" width="300" height="225" /><strong>Si sente parlare moltissimo di sviluppo economico visti i tempi difficili in cui versano molte nazioni del mondo; l’economia è entrata in recessione un po’ ovunque, prima o dopo, causando cambiamenti nel modo di vivere di ognuno, se non addirittura sconvolgimenti radicali, nei casi più gravi.</strong></p>
<h2>Crescita economica e sviluppo economico</h2>
<p>Da quando gli stati europei e prima ancora quello americano hanno dovuto affrontare l’emergenza della crisi finanziaria, sfociata poi in una crisi dell’economia reale, i temi della crescita economica e dello sviluppo economico sono diventati centrali in tutti i dibattiti politici in senso lato. Essi però si riferiscono ad aspetti molto diversi dell’analisi economica, nonché della vita concreta. Per crescita economica si intende quell’insieme di aspetti prettamente quantitativi che denotano l’aumento della ricchezza di una nazione; si utilizzano parametri tecnici per analizzare dati esclusivamente materiali, legati cioè all’aumento di produzione. Lo sviluppo economico, invece, ha a che fare con aspetti qualitativi della vita della popolazione di uno stato, aspetti cioè che ineriscono la qualità della vita di una società e che sono riscontrabili in diversi ambiti: quello culturale, quello sanitario, quello ambientale, e quello assistenziale. Un economista o un sociologo cui interessi studiare lo sviluppo economico di una società dovrà analizzare il benessere generale di questa società; la nozione di benessere è quanto mai critica, poiché essa stessa varia a seconda della cultura e dell’epoca in cui ci si trova. Ma ciò che oggi viene più o meno considerato metro del benessere di una società ricade sotto le voci menzionate prima: i fattori culturali, come per esempio il tasso di scolarizzazione, quello di alfabetizzazione, la percentuale di abbandono della scuola dell’obbligo, sono un indice sensibilissimo per dire della qualità di vita della popolazione. I fattori assistenziali, anche, ci dicono quanto uno stato riesce a ridistribuire nella società la ricchezza che essa produce: parliamo di scuole materne, trasporto pubblico, ricoveri per anziani, servizi pubblici in generale.</p>
<h2>Gli strumenti di misurazione dello sviluppo</h2>
<p>Affianco al PIL pro capite, che è in grado di darci un’idea del tenore di vita medio dei componenti di una popolazione, esistono altri strumenti di misurazione più complessi, riferiti sia agli aspetti economici che a quello sociali. Uno di questi è l’Indice dello Sviluppo Umano (ISU, in inglese HDI, Human Development Index), elaborato da un’agenzia dell’ONU negli anni ’90. Esso prende in esame proprio quei fattori menzionati prima, quali i tassi di alfabetizzazione e scolarizzazione, la speranza di vita alla nascita, la quantità di calorie alimentari disponibili per ognuno, la disponibilità di acqua potabile e il grado di libertà politica. Mediante l’indice ISU vengono stilate classifiche che distinguono gli Stati in tre categorie: ad alto, medio e basso sviluppo. I risultati ottenuti possono differire notevolmente da quelli ottenibili solo sulla base del PIL; valga come esempio quello di alcuni paesi arabi esportatori di petrolio, che figurano ai primi posti per reddito nazionale, ma occupano posizioni assai inferiori nelle classifiche ISU. Specchio della società di questi paesi, dunque, non saranno i dati sulla crescita economica, ma quelli più trasversali sullo sviluppo economico.</p>
<p>Foto: Sandy &#8211; Fotolia</p>
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